De l’essence double du langage e le Notes en vue d’un livre de linguistique générale di Saussure: un’ipotesi di ricostruzione

pp.1-29

https://doi.org/10.19079/actas.2018.1.1

ISO 690

Chidichimo, Alessandro. De l'essence double du langage e le Notes en vue d'un livre de linguistique générale di Saussure. In: Acta Structuralica, 2018, 3 (1), pp.1-29 [http://doi.org/10.19079/actas.2018.1.1]

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Chidichimo, A. (2018). De l'essence double du langage e le Notes en vue d'un livre de linguistique générale di Saussure. Acta Structuralica. 3 (1), pp.1-29. [http://doi.org/10.19079/actas.2018.1.1]

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Chidichimo, Alessandro. "De l'essence double du langage e le Notes en vue d'un livre de linguistique générale di Saussure." Acta Structuralica, vol.3 (1)2018, pp.1-29. [http://doi.org/10.19079/actas.2018.1.1]

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1 | Una testualità manoscritta

La testualità saussuriana è quella dei manoscritti. Il corpus della produ­zione di Saussure su cui lavorano i ricercatori impegnati in campo saussuria­no è costituito in maggioranza da note manoscritte1. I documenti presenti negli archivi di Ginevra – i Papiers Ferdinand de Saussure (Papiers) e gli Archives Ferdinand de Saussure (AdS) -, alla Houghton Library di Harvard e i documenti dispersi in altri archivi, questi ultimi rappresentati soprattutto da tracce epistolari2, infatti, sembrano essere riconducibili solo per una parte al lavoro di redazione dei testi delle sue pubblicazioni. I fondi manoscritti saus­suriani non testimoniano solo di bozze preparatorie per il Mémoire (Saussure, 1879) e la tesi di dottorato sul genitivo assoluto in sanscrito (Saussure, 1881) o per gli articoli pubblicati, ma riguardano progetti di brevi saggi, di lavori più ampi o intere linee di ricerca come le Leggende Germaniche o gli Ana­grammi, appunti di lezioni, note personali, epistolari. Per tutti i progetti di scrittura non legati ai testi pubblicati, però, è raro avere un testo di arrivo, definitivo3. L’immagine del brouillon, del manoscritto di lavoro e non del testo in stato finale è prevalente: nella ricerca sui manoscritti saussuriani ci si trova a lavorare con delle bozze, a volte con dei frammenti dispersi attraverso i fondi e i diversi dossier e non con dei testi d’arrivo da cui ricostruire la cronologia genetica. Non sono i testi d’arrivo che illuminano le ragioni dei differenti manoscritti, ma sono le relazioni di appartenenza e dipendenza che si possono stabilire tra i vari stadi di avanzamento dei lavori saussuriani che danno indicazioni per ricostruire un ordine tra i percorsi della scrittura4.

Se scoprire i legami tra i vari documenti e restituire nuovi testi è uno degli obiettivi della ricerca filologica saussuriana, allora per attendere a questo fine sarebbe utile tenere da conto la natura specifica dei manoscritti. Il mano­scritto è definito da una maggiore complessità, ed è essenzialmente un oggetto diverso, rispetto al solo testo che ne è comunque parte. Il testo non è il solo dato distintivo in cui ci s’imbatte lavorando sui manoscritti. Il mano­scritto, in effetti, offre la possibilità di comprendere i processi creativi che hanno guidato l’autore fino al testo e, quindi, mostrare un’altra prospet­tiva di scoperta e comprensione della genesi delle idee. Lavorare su dei brouillon pone delle difficoltà e delle differenze in più rispetto al normale lavoro esegetico sulla produzione di un autore. La difficoltà è proporzionale allo statuto del documento: più il documento è in uno stato di bozza e maggiore è la complessità per l’analisi filologica. Lo stato di bozza è più ricco per quanto riguarda le possibilità di decifrazione del testo-immagine, l’inter­pretazione, i legami con altri documenti e l’intertestualità. Il mano­scritto, con tutto il suo concentrato semiologico, apre allo sguardo territori scono­sciuti a un testo dato alle stampe. Una complessità maggiore permette di ritrovare maggiori indizi per l’indagine filologica, quando un documento senza o con rara stratificazione indiziale di scrittura e materiale in generale, in assenza di questi segni, rende le ricostruzioni più arbitrarie. Al contrario, dunque, un testo in stato finale presenta una riduzione della complessità del dato da analizzare: spogliato delle bozze preparatorie, mostra una perdita d’informazioni semiologiche e di indizi rivelatori, utilizzabili per compren­dere le ragioni dell’autore e i giri di scrittura che hanno istituito il testo. Un brouillon, allora, è crocevia di molteplici strade semiologiche verso la defini­zione del territorio calligrafico-testuale creato dall’autore e, nel nostro caso, del panorama del pensiero di Saussure, di cui solo una parte del corpus è stato pubblicato. Se è necessario lavorare sui manoscritti saussuriani per coglierne la pienezza dell’immagine scientifica, i fondi manoscritti sono indispensabili; ma se per la ricostruzione filologica di questi manoscritti si procede a una comparazione endogena dell’autore con sé stesso (e con tutte le fonti esterne verso cui mirano alcuni indizi testuali e materiali) e in assenza di testo d’arrivo, allora si deve considerare l’insieme dei fondi manoscritti presenti e non solo i pochi documenti risveglia per la pubblicazione.

Attraversare i fondi saussuriani pone ancora un’altra difficoltà: i manoscritti sono in uno stato di disordine5. Le ragioni sono legate al carattere di non finito proprio dei documenti manoscritti, ma a ciò si aggiunge una motivazione interna alla pratica di scrittura saussuriana. Saussure, così come altri autori infatti, riutilizzava più volte le stesse note anche a distanza di anni e gli accadeva di scrivere sugli stessi supporti di temi diversi, anche di carat­tere non inerente la linguistica, per esempio usando un quaderno dai due lati o lasciando alcune pagine vuote tra un argomento e l’altro; o ancora mis­chiando riflessioni di carattere generale sulla linguistica e sull’epistemologia della ricerca con testi su questioni specifiche6. Alla natura propria di questi manoscritti, inoltre, si aggiunge la storia della formazione dei fondi. I fondi saussuriani, infatti, non solo sono presenti in più archivi, ma sono frutto di donazioni successive e classificati ogni volta nella prospettiva dei documenti a disposizione fino a quel momento, ovvero nell’ottica della finitezza della possibilità delle fonti. Ciò significa che le note nei cataloghi dell’archivio e le indicazioni dei filologi che hanno curato i fondi devono essere comparate con la continua evoluzione del corpus7. A tal proposito abbiamo alcune indi­cazioni riguardo le operazioni compiute dall’archivio e dai filologi, Godel e Engler, che si sono occupati rispettivamente della classificazione dei Papiers e degli AdS, ma che non sono del tutto soddisfacenti considerando che non conosciamo la situazione iniziale in cui i manoscritti si trovavano al momento della donazione8. Per quanto riguarda gli AdS, inoltre, Engler non ha termi­nato il lavoro di organizzazione critica, come segnalato per esempio riguardo BGE AdS 380-388 che sono catalogati come fogli sparsi, senza ulteriori indicazioni, ma con la sola nota d’archivio che avvisa di: «Ne tenir absolu­ment compte des chapitres différents, mais de poser en revue l’en­semble pour avoir une vue complète de la pensée de Saussure» (Catalogue des Manuscrits, Bibliothèque de Genève, Département des manuscrits). L’incom­pletezza di que­sto ordinamento offre la possibilità di provare a comprendere il percorso che Engler ha seguito per ordinare i manoscritti. In effetti, i passaggi incerti e non ancora organizzati, comparati con quelli parzialmente ordinati criticamente o in maniera definitiva, mostrano i criteri che hanno guidato la ricostruzione filologica. Allo stesso tempo nel 2004 e 2005 la Biblioteca di Ginevra ha rice­vuto la donazione proprio dell’archivio privato di Engler in cui sono pre­senti le bozze di lavoro filologico sui manoscritti saussuriani. Queste note di Engler sono utili per analizzare le scelte effettuate sul fondo AdS (cfr. Chidi­chimo 2011a, Cosenza 2014). Attraverso un lavoro di metafilologia, ovvero di ricostru­zione critica condotta sui documenti di ricerca di un filologo, e utiliz­zando come elemento di comparazione e contrasto proprio gli AdS e il loro carattere di incompletezza, nonostante non si trovino dichiarazioni esplicite, si possono avere delle indicazioni sulla metodologia di lavoro e sulle scelte effettuate e così provare a risalire, anche parzialmente, allo stato iniziale dei manoscritti. L’analisi degli AdS può indicare i passaggi filologici compiuti da Engler e di conseguenza, almeno in parte, le ragioni di un’edizione, quella degli Ecrits de linguistique générale (ELG), che appare sfortunatamente insufficiente.

Le peripezie degli archivi contribuiscono a determinare la storia dei manoscritti, ma la cronologia della creazione dei fondi d’archivio non segue la cronologia della scrittura e dei progetti dell’autore. Non solo c’è una discrasia tra momento della produzione e momento dell’organizzazione dei fondi di uno scrittore, ma allo stesso modo l’organizzazione dei documenti d’archivio di Saussure non riflette la produzione testuale saussuriana. L’apporto critico dei filologi che si sono occupati dei fondi ha determinato un ordinamento diverso rispetto al lascito originale. I manoscritti saussuriani sono distribuiti con una differente stratificazione e organizzazione testuale, legata alle diverse fonti e all’ingrandimento dei fondi d’archivio in seguito alle successive donazioni e, infine, alla scoperta di nuove fonti. Ma se riconosciamo che tutti i manoscritti, indipendentemente dall’archivio di riferimento, dovrebbero essere considerati come un solo insieme, allora, l’esplorazione dei fondi, con la conseguente datazione e i possibili riposizionamenti dei documenti, deve essere accompagnata dal lavoro di messa in relazione dei diversi archivi. Occorre interrogare gli archivi per ristabilire i rapporti tra documenti e cercare di chiarire la loro appartenenza a progetti e periodi diversi e, dunque, fare delle ipotesi di riallocazione. Gli stessi manoscritti già pubblicati possono essere reinterpretati se messi in relazione con nuovi manoscritti e con le fonti inedite. Si deve considerare, quindi, che c’è un’operazione di retroazione sui documenti già pubblicati e ordinati per i quali le nuove concordanze stabilite offrono una nuovaimg ipotesi di classificazione e dunque nuovi legami materiali e testuali.

2 | L’orizzonte filologico delle ricerche saussuriane

I tentativi di ricostruzione e comprensione dei manoscritti saussuriani, volti a fornire un’immagine più completa possibile, si muovono nell’orizzonte di almeno due operazioni filologiche ed editoriali effettuate su generi diversi di testi e manoscritti saussuriani. Di natura postuma e non autografa, il Corso di linguistica generale (CLG) è la prima ricerca filologica saussuriana. Frutto della collazione da parte dagli editori Bally e Sechehaye delle note degli studenti che avevano assistito agli ultimi corsi a Ginevra e di alcune note manoscritte dello stesso Saussure, alla redazione ed edizione di questo testo non aveva presieduto Saussure stesso9. Meillet (1916), allievo di Saussure a Parigi, suggerendo come le idee fondamentali del CLG fossero già state presenti nei corsi parigini (cfr. Fleury 1965, Joseph 2010), da subito notava la lontananza del testo pubblicato dall’insegnamento saussuriano: «Il n’y a pas lieu d’entrer ici dans la critique de détail d’un livre qui n’est que l’adaptation d’un enseignement oral fugitif, et où l’on ne sait si les détails qui seraient critiquables viennent de l’auteur ou dés auteurs» (Meillet 1916, p. 33). Sembrerebbe che nella costituzione del CLG il desiderio teorico e interpre­tativo abbia forzato la valutazione del dato filologico, ma questo testo, con la sua importanza per la storia delle scienze umane del ‘900, costituisce anche un limite da cui partire per una comprensione della storia delle ricerche e della filologia saussuriana. Allo stesso tempo, infatti, il lavoro di Sechehaye sulle fonti è stato il movimento iniziale che ha creato lo spazio epistemo­logico per la fondazione della filologia saussuriana (cfr. Chidichimo 2011b). L’istituzione del CLG ha così ispirato due ricerche che hanno dato formal­mente inizio agli studi filologici su Saussure: la ricerca di Robert Godel sulle fonti manoscritte del CLG (Godel 1954 e 1957) e la sua creazione e orga­nizzazione del fondo dei Papiers; il lavoro di edizione critico-filologica del CLG di Rudolf Engler e la pubblicazione della maggior parte di BGE Ms.fr. 3951 nel quarto fascicolo di questa edizione (CLG/E, 3282-3357). Queste due ricerche hanno avuto come fine il CLG, anche perché le numerose discussioni attorno all’autorialità del testo e al lavoro degli editori, richie­devano una giustificazione che veniva costruita proprio attraverso le ricerche filologiche. In questo modo il CLG sembra essere stato eletto come il testo verso cui i manoscritti di linguistica generale di Saussure sono stati ordinati. Il CLG è stato considerato come punto di riferimento teorico verso cui orientare tutto il tessuto testuale esistente delle note manoscritte e luogo dove si erano coagulate le riflessioni finali cui Saussure era arrivato nel suo percorso di ricerca10.

La seconda operazione filologica, gli ELG, nasce con la creazione del nuovo fondo degli AdS del 1996 e costituisce oggi la cifra di come non affrontare i manoscritti saussuriani. I problemi di questa edizione dei docu­menti ritrovati nel 1996 e in particolare de L’essence double du langage (ED), ovvero il primo tentativo di ricostruzione di un ampio testo mano­scritto di Saussure, sono dovuti a trascrizioni errate, spostamenti arbitrari di pagine, ambiguità nell’edizione dei documenti, organizzazione redazionale nell’ottica di un volume in presenza di testi frammentari, indecisione nella bibliografia delle pubblicazioni dei manoscritti, apparato filologico insufficiente. Di conseguenza gli ELG hanno già creato strati di interpretazione dei documenti che continuano a nutrire l’incertezza della valutazione teorica e filologica dell’opera di Saussure11. La pubblicazione degli ELG ha portato alla luce la necessità di uno studio sui manoscritti che richieda tutti i mezzi a dispo­sizione per cercare di fare chiarezza, dove sia possibile, su questi documenti; allo stesso modo ha fatto crescere l’attenzione verso i manoscritti saussuriani, se mai ce ne fosse stato bisogno, con un aumento dei ricercatori impegnati a confrontarsi con i manoscritti e ha indicato la necessità della strada filologica saussuriana12. Ma questo passo falso, ha anche raddrizzato il punto di vista nella ricerca filologica: il CLG non rappresenta più la cifra verso cui orientare tutto il tessuto testuale e allo stesso tempo non resiste più un’immagine di separazione dei vari documenti e un moltiplicarsi di Saussure stesso, ma sembra ricrearsi un terreno comune che organizzi tutto il corpus13. Una ricerca costante sui manoscritti appare necessaria, allora, non solo perché molti documenti non sono stati ancora pubblicati (il corpus è formato in larga misura non solo da note manoscritte), ma perché i limiti del territorio testuale saussuriano non sono stati ancora stabiliti in maniera definitiva.

3 | Un’ipotesi di ricostruzione: l’Essenza doppia del linguaggio e le Notes en vue d’un livre de linguistique générale

La storia dei manoscritti saussuriani ha separato i documenti in diversi luoghi d’archivio14, ma una ricerca volta a considerare globalmente i diversi fondi può aiutare a colmare questa dispersione. Considerando tutti i documenti disponibili come un solo insieme, allora è possibile percorrerli scegliendo come parametro di selezione l’occorrenza di un dato materiale (p. es. il tipo di carta usata o gli inchiostri), una tematica (p. es. la nozione di storia), un’occorrenza terminologica (la semiologia15). Se un primo passo per svolgere un’analisi filologica è reperire tutti i documenti appartenenti allo stesso progetto di scrittura e quelli paralleli che portano indicazioni ulteriori grazie all’infiorescenza semiologica della scrittura di ricerca16, allora ci si imbatte nel problema della disseminazione dei documenti tra fonti e archivi diversi. Giusto all’inizio di una ricerca di questo tipo si procede a un’analisi e comparazione materiale per trovare delle similarità, delle appartenenze di documenti a uno stesso dossier o a una stessa campagna di scrittura e quindi a individuare la contemporaneità di datazione di manoscritti di diversa provenienza. L’uso di un tipo di carta omogeneo, le riscritture con inchiostri diversi, la provenienza da uno stesso quaderno di pagine arrivate fino a noi in maniera separata, possono essere rivelatorie della genesi delle ricerche dell’autore. Proprio l’analisi dei materiali utilizzati da Saussure, in comparazione con altri parametri, offre indicazioni per un’ipotesi di ricostruzione e per trovare dei legami tra le fonti17.

Robert Godel (1954, 1957) individuò le Notes en vue d’un livre de linguistique générale, BGE Ms.fr. 3951/9, 11, 12 (Notes e N9, N11, N12) durante l’organizzazione dei Papiers. L’indizio principale per una datazione di questi documenti, il 1894, fu la lettera che Saussure inviò a Meillet in cui lamentava la sua impossibilità di avanzare nella ricerca linguistica, senza ritro­varsi costretto in ogni momento a fare i conti con riflessioni generali sulla pratica del linguista e sui fondamenti della disciplina (cfr. Godel 1957, p. 29-35, p. 42; Benveniste, 1964, p. 93-96). Allo stesso modo Godel costruiva la sua argomentazione filologica attraverso i resoconti delle conversazioni di Saussure con Riedlinger (1909) e L. Gautier (1911) (cfr. Godel 1957, p. 29-30), e il Cahier Whitney sempre del 1894, per concludere: «Au témoignage de Saussure lui-même, c’est avant 1900, c’est particulièrement vers 1894 qu’il s’est occupé des problèmes de linguistique générale ; et en 1911, l’année de son troisième cours, il déclarait: «Je ne crois pas avoir rien ajouté depuis lors» (Godel 1957, p. 33-34). La ricerca di Godel si proponeva di ritrovare le fonti del CLG, così leggeva le Notes e i riferimenti fatti da Saussure alla realizza­zione di un’opera a carattere generale, rintracciando gli elementi che punta­vano nella direzione del CLG. I testi furono pubblicati in seguito da Engler nella sua edizione del CLG (CLG/E, 3295-3296 per la N9, ma cfr. anche Chidichimo 2017) mantenendo i riferimenti di Godel18. Prima del ritro­vamento di ED, i documenti possibilmente legati a ED o comunque di linguistica generale, le testimonianze della ricerca di Saussure in questa direzione, sono stati considerati dei passaggi intermedi per arrivare al CLG. Il CLG era l’ultima riflessione di Saussure e possibile testo d’arrivo di questi documenti (cfr. supra) e non, come al contrario possiamo interpretare ora con la presenza di ED, una continuazione delle riflessioni presenti proprio nel periodo di ED e coltivate fin dai tempi parigini (cfr. Meillet 1916; Fleury, 1965; Joseph, 2010). Il ritrovamento di ED e gli altri manoscritti di AdS, richiedevano una nuova lettura critica dei fondi. Engler (1997), nella prima comunicazione sui nuovi documenti, segnalava come ED fosse da leggersi nel contesto della N9 (cfr. Engler 1997, p. 201). La prima riflessione all’inizio del lavoro sul nuovo fondo, sembra ancora avere la tendenza alla ricostruzione filologica retrospettiva condizionata dal CLG, invece di considerare la precedenza cronologica e la specificità di ED e, dunque, pensare al contrario la lettura della N9 nel contesto di ED. La datazione possibile che in seguito Engler offrirà di ED sarà più vicina al 1891 (cfr. Engler 2004), mentre le Notes saranno sempre datate 1893-1894, rivelando un cambio di prospettiva con l’avanzare dell’analisi19. La presenza di ED e delle Notes mostrano un problema riguardo alla temporalità della redazione dei manoscritti: ci si domanda se Saussure abbia continuato ancora a lavorare su ED in una seguente campagna di scrittura, quella del 1893-94, oppure questi manoscritti siano una parte di ED e risalgano al 1891 e siano stati separati per ragioni diverse (riutilizzo per la didattica durante i corsi, un tentativo successivo di redazione di un testo generale) dal gruppo originale di ED dallo stesso Saussure.

Godel aveva catalogato le Notes in due diversi gruppi: BGE Ms.fr. 3951/9 (fogli sparsi) e 11-12 (quaderni), con in mezzo il Cahier Whitney, N10. Seguendo l’ipotesi di Godel: «Le livre auquel il fait allusion a été certaine­ment ébauché, probablement même à deux reprises : plusieurs pages des notes inédits l’attestent (N9 et 11-12).» (Godel 1957, p. 32), considero in questa ricerca solo la N9 ritenendo che le 11-12 appartengono a un diverso movimento di scrittura. Se ci sono stati due diversi momenti della riflessione su temi generali di Saussure, si potrebbe al limite pensare prima a ED e a parte della N9, e dopo al gruppo della N 11-12, ma tenendo conto della diffusione delle riflessioni di carattere generale a partire dalle tre prime lezioni ginevrine del corso di fonetica del greco e del latino20, fino a tutti i quaderni sul lituano21 e alla N10, credo si possa considerare una continuità della ricerca attraverso la scrittura, con dei punti di singolarità costituiti da serie testuali specifiche, di maggiori dimensioni, come appunto ED.

Nella N9, BGE Ms.fr. 3951/9, i fogli 1-6 e 12, sono quadrettati grigio-violetto di formato quasi A4 (21 per 26,4 cm). I fogli 1-6 sono piegati in quattro pagine (1-6, Error: Reference source not found) e poi ancora altre due volte a formare rettangoli per 1/8 del foglio; il foglio 12 è anch’esso piegato due volte per 1/4 del foglio, ma utilizzato solamente sulle due facciate lunghe verticalmente (Error: Reference source not found). I documenti sono piegati, oltre che per creare delle pagine, nel caso di 1-6, anche per entrare nelle buste, di due dimensioni diverse rispettivamente per 1-6 (9,5 per 12 cm, come le due buste regimental a righe oblique delle 12 buste presenti in ED) e 12 (11,3 per 14,5, come le altre dieci buste di diversi colori di ED), in cui Saussure era solito conservare i suoi documenti, come per ED e altri lavori, con il fine di archiviarle. L’inchiostro con cui sono scritte tutte queste pagine è di colore bruno. Questi fogli sono uguali alle pagine di ED anch’esse quadrettate grigio-violetto e, salvo il colore della quadrettatura, al formato del resto dei fogli che formano (con rare eccezioni) tutto ED22: dunque il supporto è identico, così come il modo d’impiego (p. es. BGE AdS/372, p. 72-74 et p. 75-76 violetto (Error: Reference source not found) o BGE AdS/372, p. 32-35 azzurro (IMG D); allo stesso modo l’inchiostro bruno è utilizzato in ED in numerose pagine (cfr. ancora Error: Reference source not found e IMG D) e in altri documenti dello stesso periodo.

Le concordanze materiali ci possono aiutare a ristabilire dei legami tra i documenti e la verifica testuale è un ulteriore elemento contrastivo per un giudizio filologico. Dal punto di vista argomentativo, in BGE Ms.fr. 3951/9, f.1-6 Saussure discute di identità delle forme linguistiche (utilizzando gli esempi di aka e di chanter:cantare, presenti anche in ED) e della questione del punto di vista che dev’essere utilizzato per studiare i fenomeni del linguaggio. Identità e punto di vista sono due temi ricorrenti in ED (cfr. p. es. ELG, p. 21-23, 31-34). Considerata la coincidenza del materiale, dell’uso, di tema­tiche, della terminologia, si potrebbe sostenere l’ipotesi che questi primi sei fogli appartengano a ED. Al contrario a pagina 12 il problema si sposta sulla langue come sistema, tema afferente a ED, ma allo stesso tempo è presente una considerazione della langue come fatto sociale e l’occorrenza di conven­tion arbitraire. Quest’ultima non è presente in ED, così come mai vi compare il termine sociale, e sembra esserci una formulazione diversa della relazionalità del sistema presentato in ED, rimandando piuttosto alla N10 (1894, lo stesso anno della lettera a Meillet, cfr. Benveniste, 1964 e supra) in cui l’elemento sociale nella teoria saussuriana fa la sua apparizione attraverso la rilettura dell’opera del linguista americano Whitney (cfr. almeno Gambarara 2007). Inoltre, se Saussure conservava i fogli in delle buste, 3951/9, f. 11, è una di esse, contenente proprio il foglio 12 e su cui Saussure aveva scritto: Ouvrage sur la méthode23. La presenza di questa busta rilancia l’ambiguità per l’attri­buzione delle pagine: ED è anche un’opera in cui è presente una riflessione epistemologica, ma il foglio 12 sembra piuttosto appartenere a un momento successivo, propriamente intorno al 1893-94, del lavoro di Saussure rispetto a ED (nato subito dopo le lezioni dell’inizio di novembre 1891, come scritto nella lettera di Saussure a G. Paris, 30 dicembre 1891, cfr. Décimo, 1994) a conferma della tesi di una continua attenzione di Saussure in quegli anni riguardo ai fondamenti generali della linguistica. Questo rilevamento, nono­stante alcuni motivi di sfondo concordanti, sembra allontanare il f. 12 da una appartenenza a ED, confermando in parte le ipotesi di Godel e Engler, e avva­lorando la presenza di una continuità della riflessione saussuriana. Allo stesso modo mostra l’infiorescenza dei percorsi filologici e ricostruttivi in cui molte­plici parametri comparativi si intrecciano sezionando con diversi riverberi il corpus saussuriano. I manoscritti BGE Ms.fr. 3951/9, 11-12 possono essere consi­derati un caso evidente di come ogni frammento richieda un’attenzione specifica; di come sia possibile seguire lo sviluppo del pensiero saussuriano passo dopo passo attraverso ogni singola pagina e come ogni pagina possa mettere in crisi la costruzione del sistema di riferimenti comparativi.

Non tutte le note di linguistica generale di BGE Ms.fr. 3951/9 presentano lo stesso materiale. I fogli 7-9 (10 è bianco) sono stati scritti su un supporto differente da quelli usati in ED e nelle altre Notes, ma nonostante ciò ci sono margini per una comparazione con ED. Saussure in ED, oltre alle numerazioni in numeri arabi che servono per determinare la sequenza delle pagine di un foglio, numera diverse pagine aggiungendo lettere greche o sanscrite (Error: Reference source not found e Error: Reference source not found). Allo stesso modo le pagine di BGE Ms.fr. 3951/9, 7-11 presentano questo stesso tipo di numerazione (Error: Reference source not found e Error: Reference source not found). Non è stata mai considerata questa indicazione come possibilmente signi­ficativa; nonostante sia presente solo in ED e in N924, non di meno negli ELG compare questa indicazione. Tra le pagine di ED con questo tipo di numerazione, a p. 36-38 (Error: Reference source not found) Saussure parla dell’identità delle forme linguistiche utilizzando l’esempio di aka, ovvero l’esempio centrale nei fogli di 3951/9, 7-11 e come già visto anche in 1-6, che dunque offrono un’altra concordanza di possibile conferma25. Nel testo della N9, inoltre, ritorna ancora la questione del punto di vista in linguistica che similmente come già detto è una delle linee tematiche di ED. Dunque, questi fogli, BGE Ms.fr. 3951/9, p. 7-11, insieme a 1-6, considerando tutta questa mappa di indizi, potrebbero fare parte del dossier di ED (cfr. Chidichimo 2011a).

Se la doppia assenza dell’autore e della completezza dei documenti sono limiti spesso invalicabili che in una corretta prospettiva filologica rendono necessario considerare come ipotesi ogni tentativo di ricostruzione e interpretazione, ponendo anche l’attenzione sull’eventualità della presenza di un pregiudizio filologico nel lavoro di analisi, le possibilità di una ricerca come quella prospettata, applicata allo studio dei manoscritti saussuriani, può essere rivelatrice di elementi atti a ricostruire dei legami tra i documenti e mostrare nuove costruzioni testuali. Se a prima vista i documenti saussuriani, infatti, formano una costellazione il cui disegno è difficile a decifrare, la loro indagine lascia intravedere la possibilità di ricomporre un’immagine della ricerca di Saussure in una formula di continuità. Aspettando una nuova pagina, della nuova scrittura, infine, che riorganizzi ancora una volta l’arcipelago saussuriano e rilegga i confini della geografia di carta dei manoscritti.

IMG A: Bibliothèque de Genève, Papiers Ferdinand de Saussure, Manuscrits français 3951/9, f.1

IMG B: Bibliothèque de Genève, Papiers Ferdinand de Saussure, Manuscrits français 3951/9, f.12

IMG C: Bibliothèque de Genève, Archives de Saussure 372, p.75

IMG D: Bibliothèque de Genève, Archives de Saussure 372, p.32

IMG E: Bibliothèque de Genève, Archives de Saussure 372, p.75 particulier

IMG F: Bibliothèque de Genève, Papiers Ferdinand de Saussure, Manuscrits français 3951/9, f.7 particulier

IMG G: Bibliothèque de Genève, Papiers Ferdinand de Saussure, Manuscrits français 3951/9, f.7

IMG H: Bibliothèque de Genève, Archives de Saussure 372, p. 36

 

Footnotes

1Bisogna considerare dunque non solo l’aspetto limitato alla traccia scritta, ma tutto il corpo testuale, quindi il supporto, la produzione attraverso la pratica di scrittura e la ricerca attraverso questa stessa pratica, il contesto materiale fino alla fruizione e alla stratificazione storiografica che in campo saussuriano sono legate sin dall’origine alle fonti inedite e manoscritte. Sulla nozione di testo e di scrittura e sui loro rap­porti attraverso le declinazioni storiche e concettuali cfr. almeno De Angelis 2016.

2Cfr. per esempio Benveniste 1964, Décimo 1993 e 1994, Bouquet 1986 riguardo documenti parigini; Nava 1968, corrispondenza con Giovanni Pascoli; Sljusareva 1972 per le lettere di Saussure a Baudoin de Courtenay in Russia; Joseph 1988, scam­bio epistolare con Whitney negli Stati Uniti; Villani 1990, documenti pre­senti in Ger­mania; Testenoire 2015 ancora riguardo Saussure e Meillet. Mejia 2015 ha pubblicato l’epistolario saussuriano, ma sfortunatamente ha fatto la scelta di pubblicare solo le lettere scritte da Saussure senza quelle scritte dai corrispon­denti utilizzando un criterio di edizione che, nonostante i meriti della pubblica­zione, non mi sento di condividere. In più ai documenti epistolari si aggiunge la ricerca su altre fonti di Amacker 1988, 2006a, b, c, d, e Chidichimo 2010b et 2016a, b riguardo il fondo Karcevski.

3Il testo di arrivo è quello che l’autore ha pubblicato, o che considerava pronto per an­dare in stampa, ritenendone ormai conclusa la redazione (cfr. almeno De Biasi 2011, p. 101). L’immagine del testo in stato finale può nascondere la visione com­plessa del lavoro di ricerca. La pratica di normalizzazione testuale sembra delimi­tare la separazione tra pubblico e privato. La finitezza del testo offerta al lettore nasconde il pensiero in cerca di soluzioni attraverso percorsi logico semantici concretizzati e rinnovati dai segni sulla pagina. È sempre presente la separazione tra la ricerca attraverso la scrittura, che si trova in Saussure che brandisce lo strumento di scrittura per dissipare le ombre e cercare la chiarezza argomentativa, e il tormento della lotta con la lingua e il volto pubblico da dare ai testi. Nell’abito formale dell’argomentazione scientifica scompaiono non solo i tratti calligrafici, ma anche il necessario lavoro, a volte il necessario girare a vuoto, del pensiero in cerca di limpidezza e coerenza.

4Questa è la situazione per esempio dei manoscritti di linguistica generale. Di certo, in questo caso, rispetto agli altri manoscritti, si dovrebbe fare una distinzione, a proposito delle note dei corsi e delle corrispondenze con gli appunti degli studenti che costituirebbero un genere particolare di testo di arrivo per la possibile ricostruzione. Sofia 2015 ha pubblicato la collazione delle note degli studenti fatta da Albert Ch. Sechehaye, che rappresenta un altro genere di testo d’arrivo intermedio e un altro stadio avanzato verso il CLG dove è visibile il punto di vista degli editori, Bally e Sechehaye, e i loro scambi sulle scelte editoriali e teoriche (cfr. anche Sofia 2013).

5Si parla di disordine a proposito della possibilità di un determinato ordine stabilito e, si direbbe, ipotizzato e sperato, essendo l’assenza dell’autore e dei documenti due elementi della ricostruzione (cfr. Chidichimo 2014). In questo caso il disordine non è solo rispetto al lascito dell’autore che non ha proceduto a un raggruppamento per progetto di scrittura, tematico, o cronologico dei propri documenti di lavoro, ma anche rispetto all’ordine andato perduto in cui sono stati ritrovati i documenti e consegnati all’archivio; o meglio non abbiamo notizia dello stato di ritrovamento generale e abbiamo a che fare solo con l’ordine critico dato dai filologi che hanno riordinato una parte del fondo e con l’ordine d’archivio – in entrambi i casi frutto di scelte temporanee rispetto alle conoscenze possedute e ipotizzate nel momento dell’effettuazione della classificazione e che implicano una selezione dei documenti da conservare (cfr. Bert 2014 a proposito del gesto archivistico e degli archivi dei ricercatori).

6Se si ha ormai coscienza del fatto che a Saussure capitasse di utilizzare uno stesso quaderno per usi diversi (uno dei casi più evidenti è il Cahier Whitney, BGE Ms.fr. 3951/10; ma anche i quaderni sul lituano in BGE AdS 377-378 o ancora i quaderni BGE Ms.fr. 3952/4a, 4b), si constata anche il fatto che Saussure riutilizzasse le stesse note a distanza di anni: questo è verificabile considerando gli spostamenti di documenti che Saussure ha fatto di alcune note, cosicché nell’archivio si possono trovare vicine note di data e carattere diverso. Un esempio di questo tipo di problema sono le Note Item, le note per i corsi di linguistica generale e le note di ED: tutte si trovano nei due fondi principali (Papiers e AdS) e provengono da donazioni successive e che, dopo l’analisi delle operazioni di classificazione condotte, possiamo dire siano state lasciate da Saussure in gruppi distinti con documenti di epoca diversa.

7I manoscritti dei Papiers classificati da Robert Godel (BGE Ms.fr. 3951 fino a 3974a) sono stati prima depositati (1938, 1941, 1946, 1958, 1961 insieme ad altri documenti della famiglia de Saussure) e poi formalmente donati a più riprese da Jacques e Raymond de Saussure nel 1955/2, 1958/12 e 1967/33 (Catalogue des Manuscrits, vol. XI, Bibliothèque de Genève, Département des manuscrits). I manoscritti ritrovati nel 1996 fanno parte degli AdS e sono stati donati dalla famiglia de Saussure lo stesso anno del ritrovamento. I manoscritti di Harvard sono stati donati da Raymond de Saussure attraverso l’intercessione di Roman Jakobson nel 1968 (cfr. Catalogue Houghton Library Harvard, College Library Harvard University). Un’altra donazione di documenti della famiglia de Saussure è stata fatta nel 2008/35 (BGE, Dép. Manuscrits, Acquisitions 2008/35) e in seguito altri documenti, anche in forma di documenti singoli, sono arrivati alla BGE tra il 2009 e il 2012. A questi documenti si possono aggiungere, per il fatto che contengono documenti saussuriani, Les recueils d’opuscules de Charles Bally, da me ritrovati e individuati nel novembre 2009 presso l’Archivio dell’Università di Ginevra (progetto sostenuto dalla Société Académique de Genève); le recenti donazioni del 2002 di manoscritti relativi ad Albert Sechehaye; i documenti di Rudolf Engler nel 2004 e 2005 (BGE, Dép. des manuscrits, Acquisitions 2004, 2005) e quelli di Robert Godel e il fondo Serge Karcevski agli Archivi Patri­moniali dell’Università di Ginevra.

8Godel (1960, p. 5-6) per esempio afferma che per la seconda donazione del 1958 i documenti sono arrivati in due casse, ma che non si conosce l’ordine in cui Saussure li aveva conservati. Inoltre, se per i quaderni sembra ci siano state minori difficoltà di classificazione, per i fogli sparsi, riorganizzarli apparve a Godel quasi impossibile («il a fallu trier et classer sommairement par ordre de matières une quantité de notes sur feuilles volantes de divers formats, entassés en vrac dans l’une des caisses»), rilevando come anche Bally e Sechehaye avessero notato questi documenti, ma avessero abbandonato l’idea di ricostituirne un ordine.

9Sulle necessità dell’assenza dell’autore, sulla costituzione dell’archivio stesso e sulla creazione di una coscienza d’archivio che si preparavano già prima della scomparsa di Saussure, cfr. Chidichimo 2014.

10È possibile affermare che anche le ricerche e le successive pubblicazioni dei manoscritti delle Leggende Germaniche, degli anagrammi e delle note sulla versificazione francese sono state lette comparandole con il CLG. Se è possibile ricercare legami tra i diversi testi, il CLG appartiene a un ordine di discorso diverso rispetto ai manoscritti saussuriani di queste altre ricerche: per oggetto e corpus di riferimento trattati, traspo­sizione della finalità dalle lezioni universitarie a un formato editoriale, genesi del testo. Inoltre c’è uno scarto cronologico tra queste ricerche e il CLG: sono iniziate prima del debutto dei corsi ginevrini di linguistica generale e se si sono trascinate anche in seguito, non possiamo dire che il movimento che le ha originate sia da ritrovarsi nel CLG. Paradossalmente il CLG è sembrato agire retroattivamente sull’interpretazione dei documenti precedenti: come se fosse proprio lui il testo d’arrivo di tutta la produ­zione saussuriana. La posteriorità cronologica, la fortuna nelle scienze umane e il suo valore proprio hanno spinto a giustificare la sua posizione di preminenza tra i docu­menti e ne hanno istituito lo statuto di fonte.

11 La bibliografia riguardo alle imprecisioni dell’edizione Gallimard diventa sempre più ampia. Vedi almeno De Mauro, 2005; Wunderli, 2005; Chidichimo e Gambarara, 2009; Chidichimo, 2011a e b; Amacker, 2011; Sofia 2012. Esiste anche un’altra trascrizione di Engler di ED pubblicata su doppia colonna con il doppio criterio diplomatico e interpretativo (cfr. Engler 2004).

12Possiamo separare le ricerche di filologia saussuriana, almeno fino alla pubblicazione di note dagli AdS nel 2002, in due movimenti: quella svizzera di Sechehaye, Godel, Engler, Starobinski (che aggiungiamo qui solo per aver portato per primo l’attenzione sulle ricerche anagrammatiche saussuriane), Amacker (il quale ha esteso la ricerca su altre fonti e ha pubblicato di recente una nuova trascrizione di ED); e quella italiana di Avalle, Prosdocimi, Rossi, Marchese, Marinetti e Meli, Vallini. Se Godel ed Engler puntavano l’obiettivo sulla restituzione di un sostrato filologico per il CLG (cfr. anche Constantin 2008 e Sofia 2015), si formava un’altra tendenza nella ricerca sui manoscritti saussuriani che dava un’immagine più diversificata. Se Starobinski inaugurava un fronte di lavoro con una piccola parte degli anagrammi saussuriani (cfr. Starobinski 1964 e 1971 e la pubblicazione di Testenoire 2014), la via filologica italiana costruiva la ricerca che ha portato all’edizione delle note sulle Leggende Germaniche (Marinetti e Meli, ma su questo anche Avalle e Prosdocimi), di Phonétique e della Théorie des sonantes (tutti e due a cura di Marchese) e Murano 2013. In questa linea di ricerca che non discendeva direttamente dalla presenza del CLG, il corpus, l’immagine di Saussure è sembrata frammentarsi e arricchirsi, annodando legami tra più aspetti del suo lavoro. Altri documenti sono stati pubblicati da Mejia e Restrepo-Montoya (2009 et infra) e sempre per la via filologica italiana cfr. Saussure 2011.

13Sull’idea di una filologia saussuriana ricostruttiva cfr. Puech 2011.

14Oltre alla classificazione critica dei fondi non destinata alla pubblicazione, un caso di ricostruzione attraverso più dossier è quello rappresentato dai manoscritti riguardanti la traduzione dell’Agamennone di Eschilo. Per ricostituire il testo i ricercatori hanno esplorato più dossier e il riordino è stato guidato dal verso di Eschilo segnato da Saussure (cfr. Mejia e Restrepo-Montoya 2009; Saussure 2009; ma anche per altri esempi Chidichimo 2011 e Chidichimo 2016d, D’Ottavi 2012).

15Cfr. Chidichimo 2009c, per l’occorrenza di sentiment, Chidichimo 2014, riguardo sémiologie, e Chidichimo 2016c per la terminologia riguardo la temporalità.

16Nella genetica testuale vorrebbe dire la costituzione del dossier genetico o avant-texte.

17 Saussure sembra utilizzare dei materiali determinati per i diversi lavori con un alto grado di omogeneità per la scelta proprio dei materiali e il suo impiego. Riguardo a ciò si possono confrontare i materiali proprio di ED che sono del tutto omogenei; quelli delle note preparatorie per i corsi di linguistica generale; i quaderni degli anagrammi e quelli delle Leggende Germaniche; le note per la traduzione di Eschilo e quelli delle traduzioni fatte da un giovane Saussure ancora studente; le note sul lituano che si distribuiscono una parte in quaderni e un’altra parte in fogli volanti mantenendo un’omogeneità per ogni gruppo.

18Nella copia personale di Godel 1957, appartenuta a Rudolf Engler, sul margine dei passaggi in cui Godel discute della datazione della N9 e dei riferimenti ai colloqui con Gautier e Riedlinger, Engler ha annotato: «± 1894?»; mentre riguardo la N11-12 il marginalia di Engler segna: «± 1896?» (Collezione privata).

19In ELG comunque gli editori affermano che «Or, entre ce projet (1891,1894) et l’aveu de l’existence des «notes perdues dans des monceaux» (1911), Saussure semble bel et bien avoir rédigé, à côté des textes fragmentaires connus jusqu’à ce jour, les esquisses consistantes d’un livre sur la linguistique générale.» (ELG, p. 12), lasciando un ampio margine di datazione e confermando la separazione tra le diverse note.

20Queste note sono citate come le tre prime conferenze ginevrine, o dette anche in ambito italiano le tre prolusioni ginevrine, facendo così riferimento al formato delle lezioni inaugurali delle cattedre accademiche. Sfortunatamente, nonostante sia stata mostrata l’appartenenza di queste note alle tre prime lezioni del corso di fonetica del greco e del latino (cfr. Chidichimo 2009a e Sechehaye 2010), il riferimento e la proiezione sui documenti di un tale punto di vista non è cambiato. Al di là delle costatazioni filologiche e della coscienza della separazione tra progetto di scrittura, documento archivistico e l’effettiva performance orale, anche considerando l’eccezionalità di una figura come quella di Saussure tanto per i posteri che per i suoi contemporanei, rappresenterebbe a nostra conoscenza un caso unico e bizzarro di un professore che dia non una, ma ben tre conferenze inaugurali per la sua cattedra.

21Nello stesso periodo in cui Saussure lavora a ED, parte della sua attività è legata all’accentuazione lituana almeno fino al 1896 (considereremo come ultima data disponibile quella di pubblicazione dell’ultimo articolo su questo argomento) e i temi di carattere generale si intrecciano a quelli sul lituano. Inoltre i quaderni sul lituano sono dello stesso tipo di quelli delle N11 e 12.

22Nella mia analisi di ED ho classificato i documenti secondo le loro caratteristiche materiali costruendo in seguito una cronologia dell’uso fattone da Saussure in più campagne di scrittura (cfr. Chidichimo 2011a per una tavola di comparazione generale e per tutte le concordanze specifiche; lo stesso lavoro è stato effettuato sulle tre prime lezioni ginevrine del 1891 e sull’epistolario della stessa epoca come elemento di comparazione ulteriore).

23Questo documento non si trova più nel manoscritto originale, ma ne è rimasta una fotocopia aggiunta dal microfilm presente alla BGE dietro segnalazione di Gambarara. Sulla busta troviamo oltre al titolo messo da Saussure, anche la numerazione di Godel (9,3 essendo 9,1 = f. 1-6; 9,2 = f. 7-10; 9,3 = f. 11-12) e la numerazione d’archivio (11). Engler non segnala la presenza di questa busta in CLG/E. Sulla busta, inoltre, è visibile il segno di un’aggraffatura che corrisponde al segno lasciato sulla pagina 12 (in alto a sinistra, vedi Error: Reference source not found) che quindi doveva trovarsi dentro la busta e nonostante abbia dimensioni maggiori della busta, come abbiamo detto, è stato piegato due volte proprio per entrare nella busta stessa. Dalla misura dei quattro rettangoli formati dalle pieghe della pagina, dalla forma e dal colore scuro, si può desumere la misura della busta, ovvero identica ad altre dieci (sulle 12 totali) presenti in ED. La differenza consta nella dicitura che in ED è sempre De l’essence double du langage o De l’essence etc. Ancora, i fogli precedenti alla busta BGE Ms.fr. 3951/9, 11, i f. 7-10, viste le dimensioni maggiori di un foglio A4 e l’assenza di aggraffatura, non rientrano in questa stessa busta. Inoltre, in archivio le buste che contengono i manoscritti sono conservate subito prima dei documenti contenuti (sfortunatamente le buste di ED sono state tutte raggruppate insieme e separate dai fogli corrispondenti che vi erano contenuti). Allo stesso modo i ff. 1-6 sono piegati tre volte per entrare in buste di dimensioni minori, come le buste regimental numero nove e cinque di ED in BGE AdS/372. In altri fogli di ED si trovano segni di aggraffature, da cui si desume che Saussure allegava delle pagine anche al di fuori delle buste che servivano anche come bandiere di riferimento.

24 Troviamo questa numerazione anche, una sola volta, in un paragrafo nel grande registro di BGE AdS 374/1, p. 8 e 109v; anche se in un contesto e modo d’uso del tutto differente, conferma la presenza dell’uso di questa numerazione in Saussure.

25 In ED si trova l’esempio di aka anche in BGE AdS/372 p. 136-138 e p. 255-256 (cfr. Khyeng 2008) – queste ultime aggiunte da Engler a BGE AdS/372, dopo la pubblicazione di ELG.

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